Beethoven non c’è più

Stamattina, insieme al veterinario Matteo Toniato, era stato programmato un altro intervento per il nostro Beethoven, per ridurre i problemi agli arti.

Matteo però, dopo averlo visitato bene e aver valutato la percentuale di riuscita dell’intervento, ne ha constatato l’inutilità.

Considerando il peggioramento che ha avuto nelle ultime due settimane all’arto posteriore sinistro, abbiamo deciso di non affrontare l’intervento e di non protrarre più la sua sofferenza. Una possibilità di guarigione, o almeno di soluzione, oggi è sembrata svanita del tutto. Qualsiasi speranza, sbriciolata. L’unica certezza per i futuri giorni di Beethoven era continuare a peggiorare e soffrire ogni giorno di più.

Per il bene di Beethoven ho deciso di lasciarlo andare. Non riesco a spiegarvi con quale difficoltà mi sono trovata a prendere questa decisione, come non riesco a descrivervi il dolore che ha preso il posto del mio cuore, ma credo di aver preso la decisione migliore per Beethoven.

Beethoven, lo sai che manchi già a tutti, ma soprattutto manchi a Lucky, il tuo amico da tanti anni.

Giove

10.4GioveGiove era un cavallo baio maremmano. Era nato nel 1986 e arrivò da noi il 10 ottobre 2009 quando aveva circa venticinque anni.
Anche lui, come tanti altri, era un cavallo a cui nessuno avrebbe dato più una chance.

La prima riga della sua cartella clinica riporta questa annotazione del veterinario che lo visitò appena arrivato:
gravi esiti cicatriziali al pene, denutrizione e turbe comportamentali”.

Giove era malato,
Giove era diffidente,
era sospettoso e parecchio arrabbiato.
Non si fidava degli uomini.

Anzi: erano i suoi peggiori nemici.

Non fu difficile capire il perché e dargli ragione in modo incondizionato.

Rimase con noi in Rifugio per tre anni. Troppo pochi per affezionarsi?
No, furono invece più che sufficienti perché Giove, nonostante le continue sofferenze e il continuo bisogno di essere medicato e curato, seppe trovare il modo di amare ogni volontario che riuscisse a non farsi scoraggiare dal suo modo di approcciarsi; e lo amava così: lasciando piccoli spiragli socchiusi dove potersi mettere in suo ascolto.
Dava fiducia, se trovava chi gliene dava.

Lo stato della parafimosi
Lo stato della parafimosi

Al suo arrivo furono per primi i denti e i piedi trascurati a essere curati, ma quello che allarmava di più era una grave infezione al pene sottovalutata veramente da troppo, troppo tempo.

Un mese dopo, a causa dell’urgenza che richiedeva il suo stato di salute, fu portato alla clinica di Volpago del Montello, dove i chirurghi si ritrovarono a dovergli amputare l’80% del pene per togliere la massa del tessuto cicatriziale generato dalla parafimosi incurata: quasi due chili.

L’intervento, per l’incosciente protrazione, non fu completamente risolutivo e un semestre più tardi Giove si ritrovò incontinente, con dolori alla minzione, con un edema della parete ventrale dell`addome e una recidiva di quello prepuziale.

Prima e dopo l'intervento
Prima e dopo l’intervento

Messo Giove sotto antibiotici Evelyne e il suo staff decisero che sarebbe tornato nuovamente in clinica.
In clinica Giove fu cateterizzato, la vescica fu svuotata e ripulita ma l’ecografia trans rettale eseguita per vedere se tutto il processo fosse stato eseguito in modo completo, rilevò una presenza inaspettata.
I volontari che erano andati a prenderlo credendolo in dimissione dovettero invece salutarlo e tornare al Rifugio con il trailer vuoto.

Si trova scritto sui post di aggiornamento sulla sua salute:
“Oggi siamo tornati dalla clinica… senza Giove!
Un’ecografia ha evidenziato la presenza in vescica di un calcolo enorme.”

3.1giove deceduto

Le sorti di Giove erano in pericolo e così attorno a Giove si creò in breve tempo una catena di solidarietà fra i volontari e gli amici del Rifugio per potergli garantire la permanenza di clinica, il rischioso e costosissimo intervento e tutte le cure necessarie.

Occorsero due ore di anestesia per effettuare una breccia per l’esteriorizzazione della vescica e l’esportazione di quello che si rivelò essere un calcolo di proporzioni davvero eccezionali, causato da anni di impossibilità di svuotamento completo della vescica dovuta alla parafimosi.
La sostanza che la cartella descrive come “marrone-gialla compatta e di consistenza gommosa, grande come un melone” si rivelò essere abbastanza friabile da essere rimossa per frantumazione e l’intervento fu più sicuro del previsto.
Giove si risvegliò in buone condizioni e trascorse tredici giorni di ricovero in clinica dove i volontari non mancarono di andare a trovarlo il più spesso possibile per distrarlo da una routine fatta di cateteri, lavaggi vescicali e immancabili antibiotici.

“Oggi siamo andati a trovare Giove in clinica, sembrava molto contento di vederci!
L`intervento è andato bene e in questi giorni proseguirà le cure post operatorie del caso in clinica, sotto stretto controllo medico.
Salvo complicazioni improvvise, tornerà a casa lunedì 29 novembre.”<

Giove, tempra inossidabile, non deluse: tornò a casa accolto con piacere dai suoi amici animali umani e non umani. Il suo compagno di paddock Gastone lo stava aspettando con ansia, tutti non vedevano l’ora tornasse e anche lui era proprio contento.
Però un terzo ciclo di antibiotici e una sconfortante ipotesi, attendevano Giove da lì a pochissimo.

Non era passato nemmeno un mese che si dovette ricominciare a cateterizzare la vescica e in gennaio a Giove, dopo l’ennesima ecografia, fu trovato in vescica sangue coagulato, materiale purulento e fango renale. Come se non bastasse fu notata una parziale ostruzione del canale uretrale e il campione di urina rivelò la presenza di enterobatteri del genere proteus.
Una grave ipotesi fece vacillare l’ottimismo di tutti. La vescica pareva paralizzata.

La cistoplessia o “paralisi della vescica” è una patologia comune fra i cavalli non più giovani. Alla diagnosi segue quasi regolarmente l’eutanasia.

Quasi regolarmente.

A Giove invece spettò un altro anno di vita.

La gestione prevedeva regolari cure e attenzioni: la vescica andava tenuta sgombra dal coagulo sanguigno e dal fango renale tramite cateterismi regolari; la terapia antibiotica venne ripetuta e fu proposto a Giove anche un ciclo trimestrale di fito-terapici. La ricetta del fitoterapista portò a buoni risultati, tanto che al termine del periodo Giove aveva ripreso parzialmente ad urinare in modo efficacie svuotando da solo tutta la vescica almeno una volta al giorno.
Le perdite di urina causate dall’incontinenza che avevano inizialmente causato lesioni e ragadi alla cute delle zampe posteriori, tramite lavaggi quotidiani e applicazioni protettive furono risolte.

Per un bel periodo non servirono più cateteri e antibiotici facendo vivere Giove dei buoni mesi di serenità in compagnia del suo compagno Gastone.

Nel 2012 Giove iniziò a soffrire per continue recidive di cistiti; fu proprio a causa di un attacco parossistico di cistite che non regredì con nessun ausilio, né meccanico né farmacologico, che ci si trovò a prendere la grande decisione di ricorrere all’eutanasia. Era l’inverno del 2012.

Evelyne scrive di lui:

Giove
– sei arrivato al Rifugio distrutto nel corpo
– ma non nella mente. Incazzato nero con la razza umana – che ti ha così ferito!
Giove
– non ho mai conosciuto un cavallo come te – forte – un vero Maremmano!
Giove
– mi hai insegnato ascoltarti, fidarmi di te, e ridere con te.
Non mi hai mai fatto male, non mi hai mai morsicato.
Mi hai dato la tua fiducia e credo anche il tuo amore.
Giove
– grazie della tua amicizia e della tua fiducia.

 

Cipollina

“Carissima Cipollina,
in questi giorni dopo il tuo intervento moltissime persone mi hanno dato del pazzo perché hanno ritenuto quella protesi una follia, per te bastava solo una puntura, per te andava solo bene la morte. Sai che ti dico: hanno ragione, sono un pazzo, anzi un pazzo scatenato tant’è che ti scrivo una lettera, cosa c`è di meglio che un protesista scriva una lettera ad un pony?
Penso nulla, ma chi se ne frega.
Ti scrivo solo poche righe per ringraziarti, grazie a te ho ricevuto dalla vita molto, ho conosciuto persone straordinarie come Sergio che ama la natura gli animali e la vita (oltre che essere un mio conterraneo), ho conosciuto Elisa, Claudia, Simone che nel silenzio lavorano per voi amandovi alla follia, un mio collega, Pietro, diventato un amico ed un fratello, ho conosciuto Evelyne che ha donato la vita a voi cavalli maltrattati (e se la conosco penso che ti leggerà anche questa lettera).
Penso che San Francesco (scusa la megalomania) ti avrebbe descritto come il sole nel suo Cantico delle Creature perché tu sei: “bella, gioconda, robusta e FORTE”.
In una sola altra occasione ho scritto una lettera dopo un’avventura, ma questa volta ne valeva proprio la pena.
Penso che sei nata per unire le persone e questo è bellissimo.
Grazie mille,

Il tuo protesista Marco

P.S.: Per voi che leggete questa per cortesia non commentate non dite mi piace, ho voluto fare questa mia riflessione e condividerla tra noi, se vi viene da piangere per la gioia, piangete perché è una bella storia, se vi viene, da gioire, gioite perché quello che abbiamo vissuto ha il profumo della vita, se la ritenete una stupidata, mi dispiace, chiudete e andate avanti.

Marco Avaro, scriveva questa lettera a Cipollina, una nostra pony, nell’autunno del 2011.
Cipollina era arrivata nel gennaio 2010 e aveva circa 20 anni. Cipollina non è più con noi ma, credeteci, di lei si parla ogni giorno perché lei è, e sarà sempre, nell’anima di questo luogo e di chi l’ha conosciuta e amata.

Quando arrivò al Rifugio del Cavallo Cipollina era in condizioni molto gravi.

5.2cipollina 1
Lo stato degli zoccoli di Cipollina appena arrivata in Rifugio

Per anni aveva sofferto di laminite (conosciuta anche come podoflemmatite, causata da alimentazione scorretta per sovraccarico di carboidrati, terreno sbagliato, infezioni non curate) e la negligenza della cura di questa patologia aveva portato a una cronicizzazione tale che la cavallina non poteva più camminare. Per farle raggiungere il suo box di ricovero si dovette trasportarla… in braccio!
Al Rifugio iniziarono subito le cure necessarie.

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Lo studio per il pareggio degli zoccoli

Come prima cosa, un pareggio deciso agli zoccoli danneggiati per ricrearne l’assetto funzionale che venne poi ripetuto mensilmente.
Questo permise a Cipollina di ricominciare subito a camminare.

Nel video i suoi primi passi.

4.4cipo.marzo
Cipollina con Billy

I forti dolori resero comunque indispensabile una terapia analgesica complementare costante.

Cipollina soffriva anche del morbo di Cushing – una patologia endocrina che colpisce spesso i cavalli non più giovani – e per lei c’era quindi la dieta “speciale”.

L’umore migliorava ma la situazione degli zoccoli di Cipollina, specialmente quello anteriore destro, rimaneva sempre davvero molto seria.
Si tentò di salvare la zampa con una tendinectomia del flessore profondo (la rotazione dell’osso triangolare risultava essere estrema) e si continuò poi a curarla anche con impacchi quotidiani di piantaggine che gradiva moltissimo.


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Cipollina prima dell’ultimo intervento

Ma l’intervento chirurgico e tutte le successive cure non risultarono sufficienti per salvarle l’arto.

Cedette.
Del tutto.
Cipollina era diventata così irrimediabilmente incapace a sostenersi da sola.

Questa constatazione irreversibile portò Evelyne e i volontari a decidere per l’amputazione dell’arto e la sostituzione di questo con una protesi.

Così, all’inizio dell’ottobre del 2011 lo staff di due veterinari, chirurgo e ortopedico, insieme a Marco Avaro, ingegnere protesista, era pronto per l’avveniristico intervento.
Cipollina è stata anestetizzata in anestesia generale in un locale del Rifugio atto ad infermeria e monitorata.

Le è stata esportata l’articolazione della falange, reperito il nervo navicolare, esportato pure quello in modo da evitare il fenomeno conosciuto come “arto fantasma”.
Alla fine l’arto fu suturato per poter creare un moncone agevole per l’alloggiamento della protesi.
Qui sono interventi dei tecnici ortopedici: hanno realizzato la protesi – su misura – durante il periodo intraoperatorio, con la cavalla ancora sedata.
Una volta accertato la corretta tenuta della protesi Cipollina è stata svegliata, gradualmente.

È stato straordinario: una volta terminato l’effetto dell’anestesia Cipollina si è tirata su da sola, caricando il peso sull’arto protesizzato, muovendo i primi passi a pochi minuti della fine dell’intervento e mostrando subito ottimo appetito e mobilità.
Dopo un paio di giorni era già libera sul prato con i suoi amici, le medicazioni non presentavano nessun segno di infezione.

1.0 lettera.
Marco Avaro

La protesi abbisognò di qualche adattamento con la sempre generosissima disponibilità di Marco Avaro (Marco donò a Cipollina la sua nuova gamba, il proprio ingegno e tutto il tempo che Cipollina gli chiedeva e molto di più, seguendola anche nel decorso post-operatorio).

 

 


Una sera di dicembre però, due mesi dopo l’intervento, Cipollina chiamò: stava male. Era una colica e venne subito trattata con il protocollo consueto.

Ci chiediamo ancora oggi se fu fatalità, sfortuna, o trascuratezza ma la reale urgenza della richiesta dell’intervento verso il veterinario che si era dato disponibile per seguirla non fu percepita nella sua gravità.
I volontari si alternarono angosciati fra il telefono e l’assistenza a Cipollina cercando amorevolmente di tranquillizzarla nell’attesa del suo veterinario.
Ma ad un certo punto Cipollina rinunciò ad aspettare.
E fermò il suo cuore.
Svuotando in un sol colpo tutti i nostri.
Cipollina, che aveva superato con così tanta forza una prova enorme come l’amputazione di un arto e che riusciva a condurre una vita serena con la sua protesi, se ne era andata così, lasciandoci senza un congedo e senza la risposta a quell’unico perché. Cippi, la “nata per unire le persone”, come le scriveva Marco, era morta facendoci stringere tutti forte in un abbraccio di assoluta disperazione.

Aqui Cour

Aqui Cour,  portato al Rifugio da un camionista di Bergamo
con l’accordo che sarebbero state pagate le spese di mantenimento, la pensione e le spese veterinarie.
Dopo tre mesi non si è fatto più vedere né sentire
lasciando sulle spalle del Rifugio Aqui e tutte le spese sostenute.

La storia di Aqui Cour è la storia che potrebbero raccontare tanti cavalli come lui, emblemi dello sfruttamento nell’agonismo. Cavalli che, terminati i successi, le gare e i guadagni (Aqui ha reso 65.000 euro in vincite), vengono condotti nel successivo girone della speculazione: il maneggio. Quando nemmeno ai maneggi assicurano più introiti, l’abuso continua fino allo sfinimento nei centri di ippoterapia per concludersi poi nell’orrore del macello. Questa è la fine che fanno pressoché la totalità di queste nobili creature.

Aqui Cour è un galoppatore purosangue inglese nato nel 1993. Gareggia fino all’età di sette anni aggiudicandosi vittorie che fanno guadagnare al proprietario cifre considerevoli.

Aqui appena arrivato al Rifugio
Lo stato di denutrizione di Aqui

Al termine della carriera agonistica Aqui viene venduto e incomincia a lavorare nei maneggi. Inizia così a passare di mano in mano in una lenta discesa verso l’inferno. In uno degli ultimi maneggi incorre in un grave infortunio che causa la rottura del tendine di Achille.

Accumulando via via danni su danni, Aqui diventa così inutilizzabile. Ritenuto anche indegno ad avere diritto a una pietosa soppressione, viene fotografato dal suo lato migliore e messo in regalo su Subito.it.

Notato da un potenziale nuovo proprietario viene prelevato e portato al Rifugio del Cavallo per essere rimesso in forze, in vista del viaggio che avrebbe dovuto portarlo verso la nuova e definitiva casa.

Già dai primi controlli, però, Aqui appare in condizioni peggiori di quelle dichiarate: non solo il tendine è rotto e lasciato senza cure ma un ginocchio presenta un ascesso purulento, il suo bel muso è bruciato dal sole e martoriato dagli insetti, lo stato di denutrizione è molto preoccupante.

Il nuovo proprietario decide di lasciarlo in degenza con l’impegno di sostenere tutte le spese necessarie alle cure e al mantenimento.
Promesse del tutto inconsistenti. Ben presto non darà più notizie di sé, sparirà abbandonando il cavallo con tutte sue difficoltà e le sue esigenze sanitarie.

È il 2011, Aqui Cour ha solo 18 anni. Il Rifugio lo prende definitivamente in carico.

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Aqui viene subito seguito da veterinari e osteopati.

Ci si occupa subito del suo tendine d’Achille: Aqui Cour nel tempo ha assunto posture antalgiche che hanno sovraccaricato il posteriore destro provocandogli dolore e infiammazioni. Viene curato in modo da riacquistare equilibrio. Le condizioni di vita e l’umore migliorano e vengono mantenute ma grazie all’aiuto di integratori come l’artiglio del diavolo, lo zenzero e l’MSM. Massaggi e terapie con la coperta magnetica diventano parte delle cure quotidiane.

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In sottopeso di 120 chili

Il tendine viene sostenuto con una struttura assicurata da una fasciatura: questo gli permette di camminare, sdraiarsi ed alzarsi autonomamente.
Così Aqui comincia stare bene, vivere senza il supporto costante di farmaci e farsi nuovi amici, equini e umani.

Nell’agosto del 2014 però le sue condizioni peggiorano: ecografia e radiografia mostrano che il posteriore destro, che compensa la forza che manca a quello lesionato, è senza cartilagine e liquido sinoviale. L’articolazione del femore è priva di ammortizzazione. Anche se cammina con dolore, la sua classe e la sua voglia di vivere sono immutate.

I suoi referti vengono inviati alla clinica di Ferrara, una delle migliori in Italia in ambito ortopedico equino. Le notizie tanto attese arrivano presto ma non sono buone: l’intervento non concede previsioni di speranza.

Ad Aqui Cour resta l’ultima possibilità: un trattamento intrarticolare, il principio attivo è lo stanozololo, un derivato sintetico ormonale. Sei punture del costo di 100€ l’una, per sei settimane. L’efficacia della cura innovativa in campo veterinario valutabile dopo due, tre mesi.

La terapia però non porta alcun miglioramento. Aqui è stato trattato con farmaci antalgici fintantoché il suo fisico non ha detto “basta”. Nel marzo del 2015  Aqui Cour, in mezzo ai suoi amici e nel suo paddock,  ha lasciato con dolcezza suo corpo schiacciato da un passato di imperdonabili sfruttamenti e negligenze.

Non rendiamoci complici di storie come questa, perché di Aqui Cour ce ne sono tanti, più di quanti uno possa pensare. Non alimentiamo gli anelli di questa catena di sofferenza e morte. Agiamo!

Questo l’appello che era stato fatto per aiutare Aqui.

aqui-marzia
Aqui e Marzia: una storia di amicizia e fiducia

Ruhm

Bianca e Rhum

Ruhm è una distinta signora nata nel 1978, arrivata al Ranch nel 2009. Quando è arrivata era sottopeso, con la dissenteria e una forte infiammazione a livello bronco-polmonare.

Ruhm per otto anni è vissuta con il suo proprietario senza altri cavalli. Era, insomma, un po’ trascurata ed abbandonata a se stessa, sembrava persa nel suo mondo e tossiva piuttosto spesso.

Rumh HufePian piano il cibo adeguato, la vita all’aperto e l’amicizia di altri cavalli ed altre persone l’hanno aiutata.

Al rifugio è nata infatti una grande amicizia con Bianca e con Daffy, fino alla sua morte nel 2014. Insieme l’hanno fatta riaprire al mondo: ora Ruhm è felice, spesso la si vede fare corsette e addirittura sgroppatine, e tossisce molto meno di prima!

Vuoi adottare Ruhm?

mail Chiedici come. Scrivici.

Ricordiamo che le offerte liberali all’ EZ’s Place Rifugio del Cavallo ONLUS sono detraibili dall’IRPEF per il 19% se effettuate mediante versamento bancario o su conto corrente postale.
Riportatele al rigo RP12 del modello Unico o al rigo E12 del modello 730.

Bianca

Bianca

Nata nel 1985, ha sangue Lipizzano, apparteneva ad una coppia di persone.

Ebbe grossi problemi al dorso e alle zampe posteriori. Facendo molta fisioterapia e massaggi ha svolto ancora del lavoro leggero con i bambini per quattro anni.

In seguito i problemi con le zampe posteriori si sono talmente aggravati da poter vivere senza dolori soltanto se non lavora.

Venne messa in pensione al Rifugio nel 1997. Dopo tre anni, sebbene non avessero problemi economici, i precedenti proprietari dissero di non potersi più occupare di lei e la lasciarono al Ranch.

Qui Bianca svolse per un certo periodo del lavoro leggero con bambini piccoli, ma poi i problemi che già aveva manifestato al dorso e alle zampe posteriori si aggravarono e così venne messa a riposo in un grande paddock… che all’inizio condivideva con Daffy e Nonnina. Dopo la morte di Nonnina ha vissuto fino al 2014 con Daffy e Rhum. Dopo la morte di Daffy, condivide la sua casa con l’amica Rhum!

Vuoi adottare Bianca?

mail Chiedici come. Scrivici.

Ricordiamo che le offerte liberali all’ EZ’s Place Rifugio del Cavallo ONLUS sono detraibili dall’IRPEF per il 19% se effettuate mediante versamento bancario o su conto corrente postale.
Riportatele al rigo RP12 del modello Unico o al rigo E12 del modello 730.

Daffy (1988 – 18/04/2014)

Stamattina, 18 aprile 2014, Daffy e andato a trovare i sui amici. Il suo corpo ha ceduto.
Lo sfruttamento del passato e arrivato nel presente!
Daffy… il Gigante Gentile (1.80 di garrese), non ho mai conosciuto un cavallo più gentile di te!
Cosa faremo senza di te?

Daffy, nato nel 1988 ha avuto lo stesso proprietario per 17 anni, servendolo in ogni sua richiesta, dal salto ostacoli alle passeggiate ed in ogni tipo di divertimento.

Anni di sforzi e mancanza di attenzione e rispetto per la sua salute hanno causato zoppie, mal di schiena e tanti altri disturbi che lo hanno reso inutile per il suo padrone, che lo ha sostituito con un cavallo nuovo… giovane e sano!

Arrivato da noi nel marzo 2007 con tantissimi dolori dopo cinque mesi di cure (a spese del rifugio) e tanto riposo con le sue nuove due amiche in un grande paddock, era tornato felice e  in forma. Ci ha lasciati il 18 aprile 2014 sorridendo, come lui solo sapeva fare.

“Quel giorno d’autunno, il primo cavallo che ho conosciuto era Daffy. Altissimo, baio oscuro o quasi morello, silenzioso e placido.

Indossava una strana coperta. Il regalo di un’azienda per le sue ossa e i suoi muscoli malandati. Era alla sua prima terapia con quella strana copertura ed Evelyne era molto contenta. Sapeva che avrebbe fatto del bene al suo gigante buono.”

Leggi il resto su Daffy, in loving memory: un articolo di Zoe La Gatta, aka Macri Puricelli per La Repubblica

Billy

Billly

Billy è un castrone arabo nato nel 1985.

Ha vissuto insieme ad alcune mucche in una stalla dove non c’era nemmeno della paglia sul pavimento (Billy dormiva sul cemento!), sempre legato con una corda cortissima per ingrassare in attesa di essere portato al macello.

Una volta portato al Ranch, Billy era molto aggressivo e non si fidava di nessuno, ma poi pian piano è diventato il capobranco dei cavalli e ha persino iniziato a fidarsi un po’ degli esseri umani… tanto che è diventato il prediletto dei bambini!
Ad un certo punto però i danni causati dalla dura vita nella stalla si sono fatti sentire, e Billy ha avuto dei grossi problemi all’anca, che lo hanno costretto a smettere di lavorare.

Adesso, dopo alcuni anni e un paio di brutte cadute, Billy si gode la meritata pensione al Ranch: e anche se è tutto storto, la sua aria intelligente è rimasta sempre la stessa! Billy è il nostro cavallo tecnologico. Già: gira con la bellezza di due smartphone.
Volete sapere perché? leggete il nostro articolo “Un cavallo… con lo smartphone?

Billy ci ha lasciati nel 2016

Cee Tari Baby

Cee Tari Baby, Baby per gli amici :-), era nata nel 1982 e arrivò al rifugio nel Marzo 2009.

Pluriblasonata quarter americana finita a vivere sola sotto una tettoia in mezzo ad un campo acquitrinoso senza altro riparo.

Alcune persone di buon cuore avevano scoperto Baby e le sue condizioni assolutamente indecenti.
Hanno segnalato questa situazione scandalosa agli uffici competenti e varie associazioni.
Nonostante l’intervento di questi quasi nulla cambiò per lei.
Quindi furono raccolti i soldi necessari per riscattare Baby e portarla al Rifugio del Cavallo.

Come viveva Baby

…piove e tira un brutto vento, fa tanto freddo e mi sento sola. Ho fame, nessuno mi pulisce, ho dolori alle ossa e non ho spazio per sdraiarmi!

Nessun animale dovrebbe vivere così!

Marzo 2009, Baby at the SPA!

Baby_marzo

Aprile 2009, Nuovi amici: Daffy e Bianca

Baby con Daffy e Bianca

Reika

ReikaReika è una Avelignese nata nel 1972, arrivata al Rifugio nel 2004, apparteneva ad un ragazzino portatore di handicap psico-motorio e lo aiutava nella terapia.

E’ vissuta con questo ragazzino per dieci anni, quando poi lui ha perso interesse per Reika, e in seguito anche a grossi problemi al gomito destro, la cavalla stava per finire al macello. Venne quindi riscattata e portata al Ranch, dove i suoi problemi al gomito vennero gestiti con l’alimentazione, aggiungendo zenzero al cibo per mantenere il gomito elastico.

Nonostante la sua non più giovane età, Reika non volle comunque essere messa a riposo, così, non potendo essere sovraffaticata ed essendo comunque una cavalla davvero affidabile, i suoi cavalieri sono stati per molto tempo bambini dai tre ai cinque anni. Tutti questi piccoli cavalieri che hanno fatto la loro prima cavalcata con Reika, così sicura e rassicurante, non avrebbero potuto fare quest’esperienza se lei fosse stata macellata.

Nei suoi ultimi anni di permanenza al Ranch, data la ormai non più giovane età, Reika poté finalmente godersi la meritata pensione!

Purtroppo nel 2011 la cara Reika se n’è andata, non esistono parole che possano esprimere quanto manchi a tutto il Rifugio.

Nonnina

Nonnina

Nonnina, cavalla di razza Westfalia, giunse al Ranch già in là con gli anni, approssimativamente ne aveva più di trenta essendo nata circa nel 1965… un’età davvero ragguardevole per un cavallo!

Divenne la madre adottiva di un puledro del Rifugio, al quale era morta la madre; quando il puledro crebbe, Nonnina raggiunse l’amica Bianca in un grande paddock per godere del meritato riposo.

Ma Nonnina cadde in depressione, si sentiva trascurata, le zampe posteriori si gonfiarono… per questo venne nuovamente coinvolta nelle attività della scuola e venne cavalcata due volte alla settimana per un’ora da una ragazzina molto leggera.

In conseguenza di ciò, il suo umore migliorò moltissimo e anche le zampe posteriori tornarono nella norma. Un cavallo dell’età di Nonnina non ha più i denti posteriori, deve quindi essere nutrito con mangimi speciali.

Inoltre ogni tre mesi Nonnina veniva regolarmente visitata dal veterinario, che non riscontrava alcun problema in lei.

Purtroppo nel 2009 all’incredibile e ragguardevole età di 44 anni, Nonnina è venuta a mancare… è stata una nonna dolcissima paziente con tutti, puledri e cuccioli umani, è insostituibile e mancherà al Ranch per sempre.

Nonina

Martin

Quando Martin arrivò nel rifugio cercavo di non affezionarmi troppo a questo povero, scarno cavallo dall’aria triste, perché sapevo che sarebbe potuto morire in ogni momento.

Cuore e polmoni erano in uno stato drammatico e le sue possibilità di sopravvivenza erano scarse. Avevo paura di rimanerci malissimo se Martin non ce l’avesse fatta. Ma… era impossibile resistere a Martin!

Era fiero, quasi arrogante, altero e forte. Semplicemente Martin!

Martin arriva in queste condizioni al Rifugio
Martin arriva in queste condizioni al Rifugio

Martin, nato nel 1985, arrivò al Rifugio nel maggio 2007 in condizioni precarie, dopo essere stato sballottato per cinque anni in varie scuderie della zona: era enormemente sottopeso, con un enfisema polmonare, problemi cardiaci e neurologici.

A detta del precedente proprietario, le sue condizioni erano normali perché era un cavallo anziano… quindi non meritevole di essere curato perché inutile.

Al Rifugio però iniziarono fin da subito le cure di questo cavallo dall’aria triste.

Secondo il veterinario, Martin versava in uno stato di grave denutrizione e le sue probabilità di sopravvivenza erano scarse.

Nonostante la diagnosi, il Rifugio ritenne giusto tentare di salvare Martin e dargli una possibilità e Martin – effettivamente –  piano, piano si riprese: riacquistò chili grazie alla somministrazione di cibo adatto (wafer di fieno anallergico e integratori); l’aerosol gli rimise a posto i polmoni, la sicurezza di avere finalmente una casa e del cibo garantito sistemarono anche la sua mente.

19 giorni dopo il suo arrivo
10 luglio 2007
19 giorni dopo il suo arrivo
19 giorni dopo il suo arrivo
martin6
07 agosto 2007
Martin 47 giorni dopo
47 giorni dopo il suo arrivo
Martin il 29. Agosto - 69 giorni dopo
29 Agosto 2007
69 giorni dopo l'arrivo al Rifugio - Martin
69 giorni dopo l’arrivo al Rifugio
  Martin con la nuova coperta Donazione di una gentile Signora di Valvasone. Grazie!
Martin con la nuova coperta
Donazione di una gentile signora di Valvasone. Grazie!
 21 ottobre 2007 . 5 mesi da noi
21 ottobre 2007 – 5 mesi da noi

Martin dopo essersi finalmente rimesso in sesto visse al Rifugio con la sua piccola amica Angie: era fiero e forte, finalmente felice.

Martin e Angie
Martin e Angie

Martin riusciva a commuovere tutti quelli che lo incontravano e sentivano la sua storia. Era molto amato e ci manca.

Martin morì venerdì 17 aprile 2009 per un`improvvisa, imprevedibile colica.

Happy trails, Martin, sarai per sempre nei nostri cuori!

Leggi anche Martin: il cavallo salvato dalla macellazione

Daffy

Daffy, nato nel 1988 ha avuto lo stesso proprietario per 17 anni, servendolo in ogni sua richiesta, dal salto ostacoli alle passeggiate ed in ogni tipo di divertimento.

Anni di sforzi e mancanza di attenzione e rispetto per la sua salute hanno causato zoppie, mal di schiena e tanti altri disturbi che lo hanno reso inutile per il suo padrone, che lo ha sostituito con un cavallo nuovo… giovane e sano!

Arrivato da noi nel Marzo 2007 con tantissimi dolori, adesso, dopo 5 mesi di cure (a spese del rifugio) e tanto riposo con le sue nuove due amiche in un grande paddock,  è felice e sta tornano in forma.

Elian

Elian, nato nel 1980, era un Trakehner arrivato al Rifugio nell 1998, all’età di 18 anni.

Appena arrivato, il veterinario gli diagnosticò il virus dell’herpes, inoltre Elian si muoveva come se avesse avuto il nervo sciatico infiammato. Venne curato e, grazie a dei giusti esercizi per la muscolatura del dorso e all’utilizzo regolare di redini elastiche (senza cavaliere), pian piano riacquistò la flessibilità.
Aggiunte regolari di zenzero al suo cibo e trattamenti di agopuntura alla schiena ogni tre mesi contribuirono ulteriormente a migliorare la sua salute.

All’inizio, gli ostacoli e gli esseri umani tutti gli causavano un forte stress, ma al Ranch Elian con il tempo imparò a stare con le persone e arrivò a desiderarne la compagnia (certo, andava a simpatie), aveva una netta predilezione per i bambini e divenne uno zio adorabile per i puledri. Purtroppo Elian se n’è andato nel gennaio 2008, rendendo tutto il Ranch molto triste.